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Something’s happening

A Identità Golose la Klugmann cita Virginia Woolf e Bottura scende dal palco: in mezzo altri chef che riescono a illuminare.

Quest’ultima edizione di Identità Golose, probabilmente una delle più interessanti, si potrebbe leggere in modi opposti. Da una parte il trionfo della celebrazione dello chef, dell’autografo strappato a tutti i costi (il selfie è omaggio), del telefonino alzato a fotografare la qualsiasi. Delle groupie e dei fan scatenati, felici della spettacolarizzazione sul palco. Anche questa come male necessario. E, beninteso, la spettacolarizzazione strappa applausi, oramai non si ottiene solo con i piatti coreografici ma anche – e spesso – con i sermoni.

Detto questo, se si ci si fa strada nel mucchio, quest’anno ci sono stati alcuni interventi illuminanti. Quello della Klugmann, che citando Virginia Woolf, ha raccontato un punto di vista sulla cucina che la farebbe, di già, un riferimento assoluto della libertà di espressione. Quello di Ricard Camarena, uno dei primi chef spagnoli a ragionare con paradigmi lontani da quelli elBullisti. E quello di Lopriore, che ha riportato il ragionamento sulla possibilità che ogni cuoco ha di esprimere la propria creatività cucinando, senza che questo significhi necessariamente dover spiegare da che parte della bocca va inserito il cucchiaio “affinché l’esperienza degustativa sia corretta”*. Eppoi la riflessione sui dieci anni del Reale fatta da Romito: riassunta a pieno la sua pacatezza, che ha messo una pietra tombale sulle polemiche dei giorni scorsi. Perché lo stile è l’uomo, e non l’ho detto io.

In tutto questo, a sugellare, mi piace pensare che Bottura abbia scelto di non salire sul palco, di “togliersi” per lasciare spazio ai suoi, proprio nel momento in cui tutti ci vogliono salire. È un gran bel messaggio, per far succedere qualcosa. E qualcosa, forse, sta già succedendo.

*  lo giuro, un giorno in un ristorante mi dissero così, perché lo stavo usando in maniera diversa. E fu difficile spiegargli che ero mancino: non lo avevano previsto

Photo Credits: Brambilla/Serrani

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